Antonio Cassano: A otto giorni dalla firma con il Verona, Cassano si ritira… ma poi ci ripensa «Stavo per fare una cazzata

Nel calcio attuale, dove gli spifferi che escono dai club lo fanno perché qualche finestra viene lasciata intenzionalmente aperta, dove la comunicazione è diventata blindata e studiata nei minimi dettagli, pianificata, ragionata, ci voleva uno che il cervello lo ha nei piedi – e che piedi – per mandare tutto all’aria. Antonio Cassano smette, anzi no. La notizia filtra dagli ambienti Hellas nel mattino di ieri, durante il ritiro di Mezzano di Primiero, lesta trova sponda fra le mura di Bari Vecchia dove Fantantonio custodisce i legami più cari, e rimbalza in tutta Italia: «Cassano ha nostalgia della famiglia, dopo 8 giorni ne ha le palle piene e vuol tornare a Genova».

Tutto vero, tutto confermato dallo stesso Antonio nella conferenza stampa indetta rapidamente per il pomeriggio, stravolgendo i piani di allenamento della squadra. Tutto vero tranne il finale, però, perché, in questa storia d’amore fra Cassano e il pallone un finale ancora non c’è. Il ripensamento lo annuncia lui stesso, stessa fac- ciadi bronzo di sempre davanti alle telecamere, solito timbro di voce con cui potrebbe annunciare la Regina o raccontare l’ultima barzelletta sporca.

Con il ds Filippo Fusco al suo fianco, Antonio spiega: «È stato un momento di grande debolezza. Al mattino avevo fatto una riunione con Fabio (il mister Pecchia, ndr), e gli altri
per dire che volevo staccare. Ho avuto un grande momento di calo. Ma grazie alla tenacia di questo signore (Fusco, ndr) edi Pecchia, grazie al presidente Setti, grazie a mia moglie e ai miei figli, voglio continuare, e vincere questa scommessa».
I peana erano gia pronti, finalmente l’uomo da 700 donne portate a letto («Le ho fregate
anche a Beckham») se ne va senza spaccare lo spogliatoio, senza litigare con il presidente (vedi le tremende parole a Garrone), senza creare fastidi al club che avrà il tempo di muoversi sul mercato: nessun gesto delle corna (all’arbitro Rosetti), nessuna rissa con il mister (all’Inter di Stramaccioni: 40mila euro di multa), nessuna imitazione burla (Capello al Real) o offese ai dirigenti (Galliani al Milan). La prima cosa fatta bene in carriera è l’ultima, si diceva. Maddeché… Cassano è ancora Cassano, una cassanata non è per sempre ma è sempre cassanata.

Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Piedi fatati, cervello fino (?) e tanta pancia, non quella lievitata per colpa dei «tre o quattro cornetti che mangiavo di nascosto nel ritiro del Real dopo aver trombato, perché è normale che ti viene fame alle due o tre di notte», ma quella che gli ha suggerito tante, troppe scelte sbagliate. «A volte ragiono con la pancia, quella era la mia decisione. Che è durata quello che è durata. Ho parlato coi dirigenti, mi hanno detto un sacco di cose belle che mi hanno fatto ragionare con la testa, e la testa mi dice che Verona è la mia grande occasione e che qui devo dare tanto, tutto me stesso, se lo meritano i tifosi, i dirigenti, i compagni».
Mentre Antonio parla, a pochi metri i tifosi ascoltano increduli, anche per la manifestazio – ne d’affetto del barese, accolto inizialmente fra i mugugni ma applaudito alle prime giocate nelle due amichevoli fin qui disputate in gialloblù. «Anche la gente mi ha dato la carica in questi giorni – confessa – sono venute 4.000 persone a vedermi. La decisione di pancia di smettere sarebbe stata una cazzata clamorosa, peggiore di quelle che ho fatto finora. Avevo nostalgia della mia famiglia, presidente e dirigenti li hanno fatto venire qui in ritiro, anche se non si potrebbe, e mi hanno fatto venir la forza di continuare. Carolina mi ha detto: “Non possiamo non vederti giocare, io e i bimbi”. E questa cosa mi darà una forza che non ho mai avuto in 18 anni. Voglio vincere questa scommessa e fare una stagione pazzesca».
Ai tifosi Cassano chiede scusa, «non sarei andato in un’altra squadra, mi sarei proprio fermato», certo che il suo solito jolly stagionale stavoltal’ha giocato davvero presto: e Verona non è un ambiente che concede facilmente seconde possibilità. Tuttavia, dopo i diciotto
mesi trascorsi da papà vacanziero, i 7 chili persi dall’ex Gordito per presentarsi in condizioni decorose al fianco del “gemello” Pazzini meritano rispetto. A 35 anni, Antonio ricordava solo il bello del calcio, quel brivido che solo quelli come lui – fuoriclasse buttatosi via, ma sempre fuoriclasse – avvertono ogni volta che accarezzano un pallone: poi, in Trentino, ha riscoperto la sofferenza dello stare in campo e del lavoro che serve per stare in campo.
«Un paio di assist e prometto a tutti che dimenticheremo questa storia». Stai sereno… Fantantonio, la storia infinita.

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