Streaming Gratis Genoa – Juventus Diretta Live Tv Rojadirecta

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Genoa – Juventus seconda giornata del campionato di Seriae A è la prima partita di oggi, delle 18:00. In seguito alle 20:45 il big match tra Roma – Inter. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative per vedere Genoa – Juventus, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTube, Facebook Live-Stream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.
La Juventus scenderà oggi in campo alle 18 contro il Genoa ma lo farà senza Claudio Marchisio. Il centrocampista azzurro dovrà infatti fermarsi almeno per un mese per effettuare delle terapie di rinforzo muscolare al ginocchio sinistro, operato nel 2016. Dovesse non recuperare con le terapie, potrebbe diventare necessaria l’operazione chirurgica, che aumenterebbe notevolmente i tempi di recupero. Si saprà di più tra qualche settimana. Per quanto riguarda chi ci sarà, a Marassi l’unico dei nuovi acquisti sicuro di partite titolare è Douglas Costa, che completerà il terzetto dietro ad Higuain insieme a Dybala e Mandzukic. Ballottaggio invece per Matuidi che punta a togliere il posto a Khedira in mediana. In ottica mercato, è da registrare la concorrenza del Liverpool per l’obiettivo di mercato bianconero Howedes. Il club inglese avrebbe pronti 20 milioni di euro per il centrale tedesco. Marotta e Paratici, però, contano sulla volontà del giocatore che ha fatto sapere di volersi trasferire in bianconero.
Per evitare clamorosi scivoloni, Massimiliano Allegri l’ha messa sulla battuta, tra il serio e il faceto. Perché quel ricordo di qualche mese fa ancora brucia e sarà il motore per non rischiare un’altra caduta clamorosa con il Genoa: «E’ una partita che dobbiamo vincere, non è facile perché la Juventus a Marassi ha sempre fatto fatica».

E con un sorriso aggiunge: «L’anno scorso per non far fatica invece abbiamo pensato bene di prendere tre gol in 27 minuti, quindi ci siamo agevolati la giornata…». E poi… «E poi abbiamo cercato di rimetterla in piedi, ma ormai era troppo tardi e giustamente abbiamo perso la partita». Stavolta niente distrazioni o atteggiamenti di presunzione: non si può sbagliare approccio. «E’ una sfida importante perché bisogna vincere in modo da affrontare la sosta in totale serenità per poi tuffarsi dentro la stagione appieno considerato che alla ripresa, dopo la pausa delle nazionali, abbiamo prima il Chievo e poi inizia la Champions». Un’avventura che non sarà così semplice, quella dei gironi. «Contro il Barcellona è una bella sfida, affascinante. Ma il passaggio del turno ce lo giocheremo nelle trasferte di Atene e di Lisbona: sono due piazze di grande tradizione in Europa. Giocare ad Atene e a Lisbona non è sicuramente facile, però dovremo ottenere più punti possibili. Ma ne parleremo a tempo debito. Intanto cerchiamo di fare tre punti contro il Genoa. Affronteremo una squadra agguerrita, non dovremo farci trovare impreparati come lo siamo stati l’anno scorso».

Juve con il 4-2-3-1 probabilmente, anche se Allegri non esclude sorprese: «Su questa squadra possiamo lavorare in tanti modi. Magari anche la difesa a tre un giorno. Al momento la cosa più importante è la partita con il Genoa: chiudiamo la prima parte del ritiro e poi ci getteremo sulla stagione appieno. La certezza è che la difesa sarà a quattro, poi in mezzo devo decidere se saremo a due o a tre. Ho ancora questo dubbio».

Allegri ha chiesto alla squadra un approccio ben diverso rispetto all’ultima volta in cui Genoa e Juventus si erano incontrate a Marassi. Sarà un’altra Juve, nonostante le scelte tecniche dell’allenatore livornese andranno a insistere sulla formazione collaudata, con i nuovi acquisti da utilizzare a partita in corso per cambiare il ritmo. Ma la grande differenza sarà la presenza di Paulo Dybala: assente a novembre 2016, l’uomo più in forma tra i bianconeri adesso. E protagonista di una evoluzione rispetto alla passata stagione, almeno a giudicare da questo promettente avvio di nuova avventura: la Joya ha segnato parecchio anche nell’annata trascorsa, ma adesso l’argentino è il miglior marcatore bianconero in partite ufficiali. Sarebbe da aggiungere: per ora.

Ma attenzione: è un Dybala sempre più coinvolto nel progetto Juve, dentro e fuori dal campo. E il cambio di maglia, dalla 21 alla 10, invece di “appesantirlo” lo ha reso ancora più forte. Un 10 atipico a detta di tanti esperti, perché più attaccante che fantasista. E i portieri avversari se ne sono accorti: due sfide ufficiali nella nuova stagione, tre gol, per una media stellare. Due in Supercoppa nella sconfitta con la Lazio, uno contro il Cagliari nella partita inaugurale del campionato. Mica male per una Juve ancora in HD: Higuain e Dybala per dimenticare Marassi 2016 e quel 3-1 che ancora fa male. La Joya ha già indossato la maschera e adesso ha messo nel mirino il Genoa per far impennare i numeri personali, ma soprattutto per consentire alla Juventus di viaggiare a punteggio pieno in Serie A prima della sosta per le nazionali.

Dimenticatevi il Genoa dell’anno scorso. Quello tutto corsa e aggressività. Stagione nuova e Genoa nuovo. Come si è visto all’esordio contro il Sassuolo e come sarà oggi al Ferraris contro la Juventus. «Adesso siamo una squadra intelligente ed elegante – ha ammesso Juric -. Perché con giocatori come Ve- loso e Bertolacci o trequartisti come Pandev e Taarabt di qualità tecnica ne hai tanta mentre mancano gli spunti e la velocità. Sei praticamente costretto a fare questo tipo di gioco, a giocare bene, a muovere bene la palla anche quando imposti le azioni. Di certo non puoi fare la “guerra” non puoi giocare con intensità perché in questa rosa non ho giocatori con queste caratteristiche».

Per i tifosi però è già importante che il nuovo Genoa sia diverso da quello che l’anno scorso si salvò alla penultima giornata. I numeri per ora premiano i rossoblù: oltre 17000 gli abbonamenti già staccati e una prevendita che ieri sera vedeva quota 7000tagliandi venduti, di cui 1200 tifosi bianconeri attesi da Torino. «Con il Sassuolo abbiamo fatto una bella partita e ci è mancata solo la vittoria – ha proseguito Juric -. Ma per la squadra era importante esprimersi in quel modo perché era la prima gara dopo un anno negativo. Era importante fare una prestazione così e vorrei che si ripetessero anche contro la Juventus. Anche se non sarà facile perché la Juve è una squadra veramente forte che può vincere in mille modi. Mi auguro una prestazione simile a quella con il Sassuolo. Dovremo essere bravi a difendere con ordine e avere le idee chiare quando si tratterrà di giocare la palla».
Poche le novità di formazione: l’undici di partenza dovrebbe essere lo stesso del Mapei Stadium. Cambierà molto invece l’apporto della panchina. «Lapadula e Centurion verranno in panchina, si sono allenati bene e anche se non hanno tutta la gara nelle gambe possono fare qualche minuto».

Quattro gol e tanto entusiasmo, nessun modo migliore per cominciare. Anzi, ricominciare. È il 26 agosto 2001, la Juventus travolge il Venezia di Cesare Prandelli allo stadio Delle Alpi: un 4-0 che apparentemente può sembrare un successo di inizio campionato come un altro, ma che in realtà rappresenta il primo capitolo di un nuovo ciclo vincente. È il giorno del ritorno di Marcello Lippi in panchina dopo due campionati e mezzo di lontananza con l’interregno dei due secondi posti targati Carlo Ancelotti. È il giorno della prima Juventus post Zinedine Zidane e Pippo Inzaghi. C’è una coppia d’attacco come quella composta da David Trezeguet e Alessandro Del Piero, che dopo le prove della stagione precedente è destinata a diventare una solida certezza per tutto il primo decennio degli anni Duemila: due gol a testa contro il Venezia, tanto per mettere in chiaro le cose. Ci sono soprattutto però tante prime volte da cui cominciare e ricominciare, al termine di un calciomercato che ha visto la triade Moggi-Girau- do-Bettega ribaltare completamente la Juventus. Via Zidane e Inzaghi dunque, ma via anche Van der Saar. Dentro Gigi Buffon, Lilian Thuram e Pavel Nedved, oltre a Cristian Zenoni e Marcelo Salas, quest’ultimo unico a partire dalla panchina in quella prima giornata di campionato: prima gara ufficiale per tutti loro, la storia ha spiegato come non potesse quindi essere un giorno qualsiasi.

Un’estate da 270 miliardi di lire investiti sul mercato, distribuiti tra tutti e cinque gli acquisti della dirigenza bianconera. 270 miliardi in parte foraggiati dalla cessione di Zidane al Real Madrid per la bellezza di150 miliardi, cifra senza precedenti all’epoca. E Lippi con una rosa così tanto rivoluzionata ma allo stesso tempo allestita per tornare a dominare in Italia, riparte da un 4-4-2 che potesse esaltare le caratteristiche dei gioielli appena acquistati. C’è Buffon in porta, ovviamente. A destra tocca a Zenoni, con Thuram chiamato ad imporsi nella sua posizione preferita: quella del difensore centrale.

E per Nedved c’è la fascia sinistra da arare e asfaltare. Con Salas chiamato al ruolo di terzo tenore in un attacco atomico. Ogni casella sembra al proprio posto insomma: quel 26 agosto 2001 la nuova Juve si presenta a pubblico e avversari come un rullo compressore. 4-0 al Venezia, poi a seguire la vittoria 0-2 a Bergamo con l’Atalanta (gol tanto per cambiare di Trezeguet e Del Piero) e ancora 3-2 in rimonta contro il Chievo grazie alle reti di Tacchinardi, Tudor e di Salas su rigore.

Poi qualcosa si inceppa e settimana dopo settimana la Juve si ritrova costretta a rincorrere, senza tutte quelle certezze di un avvio dominante. Una striscia fatta di sei pareggi, due sconfìtte ed una sola vittoria rimette tutto in discussione. Come la società aveva ribaltato la rosa in estate, così Lippi la ridisegna sul campo. Ripartendo però proprio dai tre colpi grossi del mercato e da qualche senatore in più, come Ciro Ferrara e Antonio Conte, rigenerando il tutto con la lettura di Lippi che riportò Thuram terzino destro come con la Francia e Nedved trequartista dinamico: il ceco si sblocca col Perugia e attiva la modalità “Furia ceca” che lo accompagnerà fino al ritiro.

Era quella la Juve del pazzesco scudetto conquistato a Udine il 5 maggio 2002, era quella la Juve che aveva posto le basi per un dominio totale spazzato via solo da Calciopoli. Una Juve che ha poi saputo cambiare a seconda delle novità e delle necessità, ma che si era presentata a tutto il mondo proprio il 26 agosto di sedici anni fa. Tempo per rimpiangere Zidane o magari Inzaghi non ce n’è mai stato, una nuova dinastia era appena cominciata: 4 scudetti in cinque stagioni tra la gestione Lippi e quella di Fabio Capello, un pallone d’Oro conquistato da Ne- dved e una finale di Cham- pions come quella sfumata solo ai calci di rigore nella notte stregata di Manchester contro il Milan. Una dinastia, appunto. Nata, o rinata, il 26 agosto 2001.

Bene inteso: rispetto al grande ottimismo da affare praticamente concluso che aleggiava giovedìsu sponda Juventus in merito al trasferimento di Howedes, qualcosa è cambiato. Ciò non toglie, però, che le probabilità di definizione dell’affare restino alte. E quella di oggi, peraltro, nelle intenzioni dei vertici bianconeri, può (e deve) essere la giornata decisiva. Nell’un senso oppure nell’altro.

L’amministratore delegato juventino Beppe Marotta, infatti, contatterà i colleghi dello Schalke 04 – anche per tramite di intermediari – con l’intenzione di addivenire ad una intesa da mettere subito nero su bianco su un contratto. E, soprattutto, con l’intenzione di stroncare sul nascere le velleità di inserimento nella trattativa di alcuni club inglesi: il Liverpool e il Leicester in primis. Partirà, comunque, Marotta, da un punto di forza dettato dal fatto che l’esperto difensore tedesco ha già detto sì alla Juventus. Come peraltro ha confermato, anche pubblicamente, il direttore sportivo dello Schalke, Christian Heidel: «Il giocatore mi ha detto che vorrebbe lasciare lo Schalke per andare alla Juventus. Ci pensiamo e a breve prenderemo un decisione».

E fors’anche, soprattutto, per questo motivo, l’ad bianconero non sarà disposto ad assecondare richieste di rialzi oppure ad accettare la formula di un prestito con obbligo di riscatto. La Juve insiste infatti per un diritto, di riscatto. E sul piatto in totale non vuole mettere oltre 10 milioni di euro più bonus per l’operazione. Questo perché sia lo staff tecnico sia quello dirigenziale concordano sul fatto che già ora – con Andrea Bar- zagli, Medhi Benatia, Giorgio Chiellini e Daniele Ru- gani – il reparto arretrato sia competitivo. Inoltre non mancano alternatve.

Ciò non toglie, comunque, il fatto che tutti concordino anche sulla considerazione che Howedes sarebbe un innesto in grado di dare ancora più solidità alla rosa. Ha esperienza, ha carattere, ha fisico: il suo gioco è pulito e ordinato. Cosa che non guasta, poi, è abilissimo nel gioco aereo: pericoloso anche in fase offensiva su sviluppi di punizioni e calci d’angolo. Ciliegina sulla torta, la duttilità: centrodestra, centrosinistra e corsia laterale destra. Un jolly da giocarsi in diverse occasioni.

Oggi è di nuovo tempo di campionato, per la Juve è tempo di dare continuità ai segnali positivi del debutto col Cagliari anche contro il Genoa. Magari con un Douglas Costa in più già dal primo minuto: è il brasiliano, infatti, a candidarsi con maggior vigore ad una maglia da titolare tra tutti i nuovi acquisti nel 4-2-3-1 che Allegri dovrebbe confermare in attesa del graduale passaggio al 4-3-3. Un’opportunità anche per reagire nel migliore dei modi, con le magie di cui è capace sul campo, alle parole al veleno di Uli Hoeness: «Con Douglas Costa le cose non sono andate bene e lui è andato via perché è un bel mercenario, il suo carattere non ci è mai piaciuto», ha dichiarato ieri il presidente del Bayern Monaco.

Intanto l’urna di Montecarlo ha regalato alla Juve un girone di Champions composto da Barcellona, Olympiacos e Sporting Lisbona. Niente però che possa per il momento distogliere l’attenzione della formazione bianconera dal Genoa, con Max Allegri che ha da sempre abituato a tenere sempre sulle corde la propria squadra ragionando una partita alla volta, a maggior ragione vietato pensare a partite che si giocheranno tra qualche settimana. E con la testa solo al Genoa prosegue il percorso di avvicinamento della Juve verso l’appuntamento di domani alle 18 a Marassi. Questa mattina è in programma una nuova sessione mattutina di allenamento, prima della tradizionale conferenza stampa della vigilia di Allegri in programma alle 13.30 e della partenza per Genova.

Sta seduto tra Leo Messi e Cristano Ronaldo: grande tra i grandi, leggenda tra le leggende. Gigi Buffon viene premiato come miglior portiere dell’ultima Champions League, svela il segreto dell’eternità calcistica («Restare affamati») e sorride («Se continuate a nominarmi per questi premi, sarà difficile dire basta», anche se poi precisa di aver fatto solo una battuta «oh, sia chiaro, i tormentoni non mi piacciono, voglio evitare che lo chiediate ancora, io chiudo dopo i Mondiali»), però la soddisfazione è annacquata dall’attesa di una nuova sfida. Il portierone è già proiettato alla prossima edizione, ultima opportunità, vissuta senza ansia, per completare uno straordinario palmares. «Ci aspetta un girone bello è interessante – commenta in mixedzone -: sulla carta, per valori e risultati ottenuti negli ultimi anni in Europa, ci sono due favorite, Juventus e Barcellona, ma Olympiacos e Sporting Lisbona sono squadre di grande tradizione: è un gruppo abbastanza equilibrato».
Una sintesi viene poi affidata a twitter: «Girone difficile ma in Champions League nulla è facile. L’importante è esserci e noi ci siamo. Fino alla fine».

QUALITÀ’. «Sì, sarà un girone equlibrato – commenta l’ad Beppe Marotta -: conterà arrivare a quelle partite nel migliore dei modi, avere l’approccio giusto con la giusta mentalità e le giuste motivazioni. Il destino dipende da noi stessi. Il Barcellona? In seconda fascia c’erano solo top club… Sebbene abbia avuto alcuni significativi cambiamenti, sia un po’ indebolito, resta un avversario molto pericoloso: scontro interessante, l’importante sarà qualificarci. Quanto a Olympiacos e Sporting Lisbona, tutte le squadre vanno rispettate: le fasce sono indicative per il sorteggio, la qualità poi si vede in campo».

ICONA. L’ad bianconero commenta con orgoglio anche il premio assegnato a Buffon: «E’un’icona del calcio mondiale, abbina grandi qualità umane a straordinarie doti sportive». Poi parla del campionato italiano e dei suoi riflessi sull’Europa: «Ti costringe a un dispendio enorme di energie psicofisiche, che inevitabilmente condiziona anche nel cammino di Champions League. Lo scorso anno abbiamo disputato una stagione davvero intensissima, perché ogni partita va affrontata con motivazioni al massimo». Scontata, ma sincera, la chiosa: «Dobbiamo affrontare tutte le partite che abbiamo davanti allo stesso modo, indipendentemente da chi dobbiamo sfidare».

TRASFERTE. «Girone più equilibrato di quello che sembra, le trasferte saranno fondamentali» twitta Massiliano Allegri, mentre Paulo Dybala parla di gruppo hermoso, pregustando la nuova sfida con Leo Messi, e il Barcellona rende omaggio alla Juventus postando un’immagine dell’ultima sfida.

Giornata cruciale per il mercato bianconero. L’ad Beppe Marotta ha chiuso per Bene- dikt Howedes, 29 anni, difensore centrale dello Schalke 04, e si è candidato ufficialmente per il prestito diAndré Gomes (24). La prima operazione è stata portata a termine attraverso un fitto scambio di telefonate, ininterrotte anche lungo la strada per Montecarlo: fiutata l’occasione last minute, in seguito alla rottura con il tecnico Domenico Tedesco, la Juventus ha stretto i tempi per bruciare la concorrenza dell’Inter, raggiungendo un accordo di massima sia con i manager di Gelsenkirchen sia con gli agenti. La formula sarà quella del prestito con riscatto che diventa obbligatorio al verificarsi di determinate condizioni. Lo stesso Marotta ha confermato: «E’ più che un’ipotesi».

ASSEGNO. Di Andrè Gomes, centrocampista portoghese del Barcellona, si è parlato invece in un vertice con i dirigenti Raul Sanllehì e Jospep Segura al Le Meridien Beach Plaza hotel, nel cuore del Principato, trasformato, aspettando i sorteggi, in tempio del mercato made in Italy. Presenti anche i due presidenti,
Andrea Agnelli e Josep Maria Bartomeu, e il manager Jorge Mendes, che cura l’operazione. Il portoghese era stato trattato già l’estate scorsa con il Valencia, ma l’assegno del Barcellona (35 milioni più 20 di bonus) aveva spento le speranze: un anno dopo l’obiettivo torna possibile, anche se Marotta precisa «per ora non è un no stro obiettivo», perché l’arrivo di Paulinho dal Guangzhou Evergrande rischia di sottrarre ulteriori spazi. La Juve c’è, come il Manchester United. Non tramonta, per la mediana, Renato Sanches (20) del Bayern Monaco, mentre Kevin Strootman (27) rimane un sogno difficilissimo da realizzare. Per la fascia sinistra, visti i problemi per il ritorno di Leonardo Spi- nazzola (24) dall’Atalanta («Argomento chiuso con dispiacere – ammette Marotta – ma l’Atalanta è sempre stata corretta e ci sono accordi. Dico a Leonardo di stare tranquillo, una maglia per lui c’è sempre»), occhio a Ricardo Pereira (23) del Porto: se dovesse arrivare, Asamo- ah (28) andrà al Galatasaray.

A volte basta un attimo per risvegliarsi dentro a un incubo. Claudio Marchisio è tornato da Barcellona con la testa pesante e gonfia di incertezze, ma il mercato non c’entra. Colpa del ginocchio sinistro, quello operato 16 mesi fa. Il Principino pensava che fosse un problema del passato, che invece si è ripresentato all’improvviso, dopo un precampionato convincente. Marchisio dovrà fermarsi per tre settimane, forse un mese, e questo costringe la Juventus a guardarsi attorno con attenzione ancora maggiore per «cogliere un’opportunità» a centrocampo, per dirla con le parole di Beppe Marotta. «Ieri il giocatore – recita il comunicato – è stato sottoposto ad accertamenti clinici e strumentali ad opera del dottor Cugat a Barcellona. Ne è emersa la necessità che venga sottoposto a terapie specifiche e a un lavoro di rinforzo muscolare. Per tale ragione non sarà disponibile per le prossime 3-4 settimane». «Mi dispiace molto perché Claudio si stava riprendendo – ha detto Allegri -, adesso dovrà svolgere lavoro differenziato perché mancano valori di forza nella sua gamba. Per un po’ non potrà giocare».

RINFORZARE I MUSCOLI Marchisio aveva giocato bene nelle amichevoli precampionato, tanto da far pensare a che potesse tornare com’era prima dell’intervento al crociato sinistro dell’aprile 2016. Il giocatore stesso aveva buone sensazioni, non sentiva più dolore, i test effettuati però hanno evidenziato valori non conformi e per nulla tranquillizzanti. Per questo si è deciso di far volare Marchisio dal medico che lo ha operato, accompagnato da Claudio Rigo, responsabile dello staff sanitario bianconero. Il centrocampista farà lavoro specifico sulla muscolatura e tra una quindicina di giorni verrà ricontrollato: se i valori torneranno nella norma si continuerà con lo stesso programma specifico, altrimenti si dovrà intervenire in altra maniera (non si può escludere nulla) e i tempi di recupero si allungherebbero. Marchisio è comprensibilmente abbacchiato ma non molla.

GOMES E GLI ALTRI Intanto la Juventus deve cautelarsi, anche se dalla società fanno sapere di non avere alcuna premura perché la rosa è già competitiva così e l’allenatore lo conferma: «Non chiederò niente alla società, Marchisio si fermerà per 3-4 settimane e poi rivedremo le sue condizioni, a centrocampo ho giocatori in abbondanza, inutile parlare di mercato. Sono molto contento di Bentan- cur, può essere la sorpresa del campionato». Sotto traccia però continuano le manovre per portare a Torino un altro centrocampista, peraltro già iniziate prima che arrivasse la notizia dello stop di Marchisio. La società aveva già deciso di cercare un altro rinforzo last minute in previsione del cambio di modulo (mediana da due atre). I piani non cambiano ma nemmeno le strategie: Marotta e Paratici non vogliono fare follie e si stanno concentrando sul prestito. E’ noto che a Montecarlo la dirigenza juventina abbia parlato con quella blaugrana di André Gomes, corteggiato lungamente un’estate fa. La Juventus punta tutto sul noleggio, il Barcellona da quell’orecchio non ci sente e potrebbe essere interessata solo a una cessione. La trattativa procede a rilento ma i bianconeri restano guardinghi. Idem sul fronte Renato Sanches del Bayern Monaco, un altro che sarebbe ben accetto se i bavaresi accettassero il prestito. Tutto questo anche in previsione del possibile arrivo in un futuro prossimo di Emre Can, che è a scadenza di contratto, non ha rinnovato con il Liverpool (che non lo lascia partire adesso) ma ha già un accordo sulla parola con la Juventus per il 2018. Il sogno resta sempre Kevin Strootman, che però costa cifre (oltre 40 milioni di euro) che la Juventus non è disposta a spendere, a meno che non si riesca a inserire nell’affare Cuadrado. L’infortunio di Marchisio congela anche una possibile partenza di Sturaro.

HOWEDES E ASA In difesa si attende la chiusura dell’affare Benedikt Howedes, tuttofare dello Schalke 04. La Juventus ha in mano il sì del giocatore, confermato anche dalle parole dell’allenatore dei tedeschi, l’italiano Domenico Tedesco: «Howedes mi ha informato che vorrebbe lasciare il club per andare alla Juventus. Ci sarà sicuramente una decisione a breve». Anche in questo caso la Juventus punta sul noleggio ma la sua prima offerta (2 milioni per il prestito e diritto di riscatto fissato a 8) non ha entusiasmato lo Schalke, che spera ancora di venderlo al Liverpool per una ventina di milioni. Il discorso verrà riaffrontato nei prossimi giorni, la Juve conta di risolverlo in fretta. Intanto Kwadwo Asamoah non è stato convocato per la trasferta di Genova: «Sta facendo delle valutazioni insieme alla società visto che mancano pochi giorni alla fine del mercato», ha detto Allegri. Asa si è già promesso al Galatasaray ma la Juve fa resistenza, potrebbe lasciarlo andare in caso di arrivo di un sostituto: Howedes (che può giocare anche a sinistra) o Leonardo Spinazzola: anche se per l’Atalanta e per la Juve il discorso è chiuso, il giocatore non si è ancora rassegnato.

Trappole di fine agosto. Sull’autostrada che porta Massimiliano Allegri verso una prima sosta senza ansie il possibile intoppo si chiama Marassi, stadio notoriamente poco amico quando la padrona di casa è il Genoa. Qui la Juventus targata Max ha perso il primo e il terzo anno e l’ultimo tonfo è stato fragoroso. «A Genova abbiamo sempre fatto fatica – ammette Allegri – e l’anno scorso per non farne abbiamo deciso di prendere tre gol in 27 minuti…». Finì 3-1, con il Pipita entrato solo nel secondo tempo perché fisicamente non al top e un primo tempo da galleria degli orrori. Non c’è altra squadra di livello medio con cui la Juve abbia steccato due volte in tre stagioni e che abbia dato così tanta noia alla Signora dei sei scudetti di fila: due sconfitte, un pari e tre vittorie a Marassi. Ecco perché Allegri tiene tutti sulla corda: «A Genova dobbiamo vincere per dare continuità. Il Genoa in casa si trasforma, anche stavolta sarà agguerrito

PIPITA INTOCCABILE La sconfitta di Marassi fu anche l’ultima volta di Higuain part-time. Dopo il Genoa il Pipita è diventato titolare inamovibile: su 24 partite di campionato, ne ha fatte 23 da titolare. Solo una volta, nel derby, ha iniziato panchina, ma per un motivo valido: Allegri scelse di preservarlo per averlo fresco nella semifinale di ritorno con il Monaco. All’andata aveva segnato una doppietta preziosissima e il tecnico non voleva spremerlo troppo. Higuain ha chiuso la sua prima stagione torinese con 55 presenze e 32 gol, molti decisivi soprattutto in campionato (vedi quelli alla Roma, al Napoli e nel derby). L’obiettivo è mantenere gli stessi standard, magari aumentando il grado di incisività in Europa.

DENTRO I VECCHI Allegri ha abituato la Juve a cambiamenti lenti. Persino il Pipita, che pure conosceva il campionato italiano meglio del giardino di casa sua, è stato inserito gradualmente. Lo stesso metro sta adottando con i rinforzi dell’estate: «Douglas Costa sta smaltendo i carichi di lavoro e si sta integrando, devo ancora decidere se giocherà dall’inizio. Stesso discorso che vale per Matuidi e Bentancur. Bernar- deschi è migliorato molto e De Sciglio sta trovando sicurezza: con Asamoah non convocato sarà l’alternativa a sinistra se dovesse succedere qualcosa ad Alex Sandro». Tradotto, difficilmente qualcuno dei nuovi partirà dall’inizio. Meglio affidarsi ai soliti (stessa formazione del debutto con Khedira al posto di Marchisio, infortunato, Rugani in difesa con Chiellini, Cuadrado e Lichtsteiner sulla destra) e tenersi i nuovi come arma da utilizzare a gara in corso. «Non ho ancora deciso come giocherò, di sicuro a quattro

PERCHE’ VEDERE
GENOA-JUVENTUS
L’anno scorso i bianconeri presero tre sberle, con Allegri in panchina hanno perso in casa rossoblù 2 volte su 3. Voglia di rivalsa, quindi, ma anche bisogno di non perdere punti in classifica Marassi, ore 18 Gonzalo Higuain, 29 anni, seconda stagione nella Juventus lapresse dietro, il centrocampo può essere a due o a tre. Nel corso della stagione cercherò di mettere in campo i giocatori in base alle caratteristiche. Il 4-3-3 dipende anche da chi gioca in attacco, dai momenti e dalle situazioni. Possiamo persino tornare alla difesa a tre, non escludo niente». Intanto bisogna uscire indenni da Marassi, alla Cham- pions ci si penserà dopo la sosta: «Non so perché il Barcellona capita sempre a me, è una bella sfida ma la qualificazione passerà dalle trasferte di Atene e Lisbona». Altre trappole, ma prima c’è Marassi.

Centurion e Lapadula presenti. Il Genoa stasera contro la Juventus si farà coraggio guardando la panchina, là dove saranno seduti i due colpi più importanti della campagna acquisti estiva. «Centurion – annuncia il tecnico Juricsta bene, si allena da tempo, ha svolto una settimana positiva e, pur non essendo nella condizione ottimale, potrà dare il suo contributo». E non basta, perché all’allenatore del Genoa scappa via un sorrisino quando pensa a Lapadula. «Lui – ammette – mi ha sorpreso. Ero molto preoccupato, lo confesso, invece da tre giorni si allena bene, senza problemi, lo porto in panchina e poi vedo. Chissà: magari entrerà in campo».
NUOVI GOL Insomma, il tridente di partenza sarà probabilmente lo stesso che ha esordito in campionato a Reggio Emilia contro il Sassuolo: Pandev-Galabinov-Taarabt, ma la forza offensiva del Grifone non si esaurirà con i primi tre protagonisti, anzi. Centurion è reduce dalla sua stagione migliore: 8 gol realizzati con il Boca, solo uno in meno del totale delle marcature piazzate prima di vestire la maglia xeneize. Lapadula, pur dovendo trascinarsi a lungo un problema fisico, e pur dovendo affrontare la concorrenza di Bacca, ha firmato a sua volta 8 reti con il Milan nell’ultimo campionato.

ELEGANZA Sedici motivi per pensare positivo e per sognare di ripetere l’impresa dello scorso anno: 3 a 1 alla Juventus, meravigliando l’Italia intera con l’esplosione di Simeone. Non è trascorso neppure un anno ma tante cose sono cambiate, nella Juventus e soprattutto nel Genoa. Tra i rossoblù potrebbero esserci solo 3 titolari di quella sfida: Perin, Lazo- vie e Laxalt, ma tanto altro è mutato: «Non abbiamo – spiega Juric – in questo momento gli uomini giusti per disputare una sfida aggressiva. Saremo un Grifone diverso, elegante e intelligente. Cercheremo il possesso palla e proveremo a essere pronti a recuperarla appena la perdiamo». Niente assalto all’arma bianca, insomma, ma un match di attesa. Ep- poi via con le armi a lunga distanza: Centurion e Lapadula.
FUTURO In tribuna, per di più, dovrebbe esserci, e sarà la prima volta in via ufficiale, Giulio Gallazzi, l’esponente principale del Sri Group, il fondo che sta comprando il Genoa. L’operazione sta arrivando alla fase conclusiva, Beniamino Anseimi, che potrebbe essere il futuro presidente era già a Reggio Emilia domenica scorsa.

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